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domenica 11 maggio 2014

Rhodri J. non si lavava i capelli da 6 mesi

Quando l'ho incontrato la prima volta, Rhodri J non si lavava i capelli da sei mesi. Si era convinto che ogni sostanza chimica contenuta in shampoo e affiliati fosse nociva per la sua cute e da allora ha pensato bene di detergere il cuoio capelluto solo con acqua e sale. Che se fosse stato italiano gli avrei cantato Mina e Celentano, ma lui è gallese e non avrebbe avuto alcun senso.
La differenza anagrafica tra di noi era così ampia da risultare ridicola. Ridicolo era poter pensare a qualcosa di più serio di qualche drinks insieme al pub della zona.

Rhodri J era un tipo che parlava poco. Se ne stava lì seduto infreddolito di fronte alla sua pinta di Amstel cercando di riscaldarsi alla meno peggio con il funghetto elettronico, aspettando che qualcuno premesse il pulsante per farlo ripartire ogni volta che si spegneva. Tutto quello che ha detto la prima volta che ci siamo incontrati era più o meno "sono un tipo molto tollerante, prendo le cose alla leggera, non mi faccio tanti problemi". E sembrava molto onesto quando lo ammetteva. Per il resto del tempo rimaneva in ascolto, senza interrompere, intervenendo nelle pause del mio stupido monologo con affermazioni mai banali, mai fuori dal contesto.
Mi chiede se la differenza d'età sia un problema. Gli rispondo di no (non abbiamo nessun progetto comunque io e te, scordatelo sbarbatello). 

Rhodri J era un tipo da scoprire. Uno di quelli che non si aprono subito, che si rivelano gradualmente, che non hanno la necessità ammorbante di sbatterti in faccia la loro esuberante personalità. Preferiva ascoltare, ma lo faceva con quello sguardo intelligente e curioso, affermando di tanto in tanto il proprio punto di vista in maniera educata ma assertiva.

Rhodri J non amava i posti troppo affollati, troppo rumorosi, troppo surriscaldati. Mi chiedevo -e gli chiedevo- come potesse sopravvivere a Londra, ma lui non rispondeva e mi trascinava via da quel ristorante chiassoso, da quel pub costipato di avventori su di giri, da quel locale che lui considerava  troppo impostato. 
Mi portava a vedere installazioni di arte contemporanea, a concerti di nicchia, mi mandava messaggi nei lunedì sera che mi scaldavano l'anima, mi raccontava dei mesi passati a Bali in cui aveva vissuto esperienze surreali, mi chiedeva se avessi pillole per dormire perchè le aveva lasciate a casa, e lui da quando si era trasferito a Londra non riusciva più a farne a meno.

Rhodri J mi chiedeva sempre, e dico sempre, se avessi avuto una buona giornata, se fossi entusiasta del nuovo lavoro e come mi trovassi con in nuovi colleghi. E non lo chiedeva per educazione,  ma era uno dei pochi in questa città che, dopo aver chiesto "come stai" si fermava ad ascoltare la risposta con spontaneo interesse.

Rhodri J lavorava in un ambiente stimolante, creativo, ma non era contento, perchè voleva fare di più, aveva progetti, idee e ambizioni che erano troppo ampi e troppo vasti per l'ambiente -come lo definiva lui- asservito al mondo della pubblicità e del vendere ad ogni costo. Una mattina mi ha mostrato alcuni dei suoi lavori  e in quel momento sono arrossita per il mio costante blaterare di cose superflue mentre lui ascoltava in silenzio. Mi sono chiesta perchè diavolo non me ne fossi rimasta zitta anch'io, perchè non gli avessi lasciato prima spazio per potersi esprimere. Volevo sapere tutto di Rhodri J, del suo mondo nascosto, di quello che celava dietro gli occhi blu, in quella testolina di capelli sporchi e arruffati, al di là di quell'espressione giovane e intelligente.

L'ultima volta che l'ho visto è stato dopo 2 settimane da un furibondo litigio in seguito alla scoperta, da parte mia, di non avere l'esclusiva nella sua vita. 
Ci siamo "scontrati" per caso per strada, lui a terra dopo che un buttafuori lo aveva appena trascinato via da un pub perchè l'aveva trovato in cucina con i cuochi. Mi guarda con gli occhi sbarrati, non se l'aspettava e non me l'aspettavo. Si alza, inizia a seguirmi per strada barcollando mentre io fingo di ignorarlo. Alcuni amici pensano che sia un ubriaco che mi sta disturbando e si avvicinano per allontanarlo. Lasciatelo stare, lo conosco, non preoccupatevi, potete andare. 

E Rhodri J, per l'ultima volta, viene a casa mia, dorme nel mio letto, si addormenta accanto a me. La mattina dopo, sono io a buttarlo fuori di casa, lui se ne rende conto, mi sorride e mi dice "E' stato incredibile incontrarti così per caso. Ne sono davvero molto felice. Voglio vederti ancora".

Rhodri J mi ha insegnato mole più cose di tanti idioti con 10 anni di più. 
Ho sofferto per Rhodri J, forse me ne sono anche un po' innamorata, ma ne è comunque valsa la pena.
Rhodri J mi ha insegnato l'arte dell'ascolto, una delle doti più difficili e preziose, in un mondo di chiacchiericci costanti e parole banali buttate costantemente alle ortiche.  

Spero davvero che ti sia lavato i capelli, nel frattempo.




giovedì 14 febbraio 2013

Amori

Si avvicina San Valentino e anche se lo passerò da sola come ogni benedetto anno voglio parlare di amore. Quello che mi manca. Quello che avrei bisogno di dare a qualcuno, altrimenti rischio di implodere. 
Quest'anno però non voglio essere cinica, e per questo San Valentino dichiarerò (qui soltanto, sia ben chiaro), l'amore che nutro, a modo mio, un po' superficiale un po' idealizzato, per chi ha popolato la mia testa e i miei pensieri negli ultimi mesi.
PRIMO CLASSIFICATO - stazionario. Il baby australiano. Sul suo profilo fb ci sono foto di lui durante vari festival estivi. Con quei capelli giusti, la maglietta bianca, i jeans del chissenefrega, i rayban neri è l'uomo più cool che abbia mai portato nella mia stanza. Sa tutto di musica, ha girato tutta l'Europa, ha avuto mille amanti in questo emisfero, ma si ricorda di me. E' gentile, magro, sotto i rayban nasconde due occhi verdi made in Melbourne che mi hanno rubato cuore e ormoni. Tra poco scadrà il suo visto, e il baby torna nella patria aussie. Mi manca già.

SECONDO CLASSIFICATO- collega fidanzato. Fresco di ferie, torna che è più figo di prima. Finalmente ha deciso di togliersi quell'impietoso taglio di capelli e a quanto pare sembra aver fatto un salto in uno dei saloni più all'avanguardia di Londra. Quindi ora, oltre ad essere spropositatamente bello, ha anche un taglio da copertina e poi ha deciso di farsi crescere quella barbetta lì che indurisce i tratti angelici e risalta gli occhi blu cobalto. Certe visioni di prima mattina mi fanno rischiare la sindrome di Stendhal. 
Adesso è diventato più restio a dare confidenza, ci sono rimasta male poi gli ho detto chiaro in faccia che se vuole una cosa da me (non "quella" cosa, ma un caffè, un bicchiere, dell'olio piccante), è bene che me lo chieda direttamente invece di farlo per interposta persona. Mi ha detto "sorry", mi ha sorriso e io sono morta.

TERZO CLASSIFICATO- new entry. Dj inglese. Sì, ma solo come secondo lavoro, di giorno ne ha uno serio. Nel senso che la mattina si alza e va in ufficio. (non come il musicista matto che è troppo artista per potersi svegliare prima delle 4 del pomeriggio). Mi fa ridere, mi parla un sacco dei suoi gatti, è atletico, alto, ha gli occhi azzurri e un ciuffo anni 80 inguardabile, uno stile molto british, parla uno slang incomprensibile ed è (ahia), appena uscito da una relazione. Siamo in fase di studio, non è successo niente di niente. Ci scriviamo tantissimo. Ha una follia fanciullesca e allegra. Si è sbilanciato appena appena ieri. Da verificare.

FUORI CLASSIFICA Perchè decisamente innarrivabile. Sam Riley. Il MIO uomo del momento. Nel caso non sapeste chi sia, googlate. Non ve ne pentirete.

Nel caso ve lo stiate chiedendo, sì, l'ormonite è acuta e si fa sentire, ma per il momento me la tengo perchè sono troppo fragile e impaurita da qualsiasi approccio con l'altro sesso. E' il "vorrei ma non posso" che regna sovrano.

Avrei da dire tante cose. Ma non vi tedierò oltre, per stasera.

Tanti Valentini per voi!

lunedì 26 marzo 2012

A Camden sono felice

Che sono cambiata, che sono serena, che sembro un'altra persona rispetto a qualche mese fa me lo dicono tutti gli amici che mi conoscono come mi conosco io e che mi hanno frequentato tanto e assiduamente negli ultimi anni.
Questa città mi fa bene all'anima e allo spirito (al fisico no, bevo birra ad ogni ora e mangio troppe schifezze). Il caldo (sì, avete letto bene!) e il sole degli ultimi weekend mi fa innamorare ogni giorno di più delle rive del Tamigi, di Regent's Park, dei bus a due piani, delle persone che si mettono 8 colori addosso e se ne fregano beatamente.
Camden Town è il mio "quartiere" e non vorrei vivere da nessun'altra parte.
Ho lasciato il lavoro schiferrimo, dopo 5 giorni di fancazzismo ne ho trovato un altro: schiferrimo anche questo, ma con i colleghi mi trovo bene e nessuno mi tratta come un mulo da soma.
Ho rivoluzionato la mia vita, forse gli eventi mi hanno costretta a farlo. Un anno fa ho visto ricomparire all'orizzonte il Merda e io, per un istante durato mesi, ho pensato che sarei tornata a Milano, che sarei andata a vivere con lui, che avrei trovato un nuovo lavoro sottopagato nel luccicante mondo degli eventi.
Invece poi le cose sono andate come sappiamo, e ora vivo a Londra, in una cameretta piccola e bianca, la mia occupazione n.1 è andare a vedere band che suonano live nei club di Shoreditch, mi ritrovo a fare il conto delle mance ricevute dai clienti perchè potrebbero determinare la possibilità di una cena fuori durante il weekend, frequento un musicista inglese con i capelli rossi che indossa un giubbotto retrò della Levi's (quelli in jeans chiaro che andavano di moda all'esordio degli anni 90, ma qua fa ancora piuttosto cool) e che ogni giorno mi insegna vocaboli nuovi.
Ho prenotato i biglietti per due festival pazzeschi per quest'estate, non farò le vacanze ma non mi importa nulla tanto, come dice mia mamma, qua sono in vacanza sempre. Anche se forse non ho mai lavorato così tanto in tutta la mia vita.
Ieri ero con il nuovo ginger boy ad ascoltare una band toscana (!!), e il baby australiano mi ha scritto un messaggio.. era a due passi da me. Ciao baby, mi sei piaciuto da impazzire, ma davvero non fai al caso mio, anche se ti ricorderò per sempre come il boy più figo della mia personale collezione.
Ho rivoluzionato la mia vita, non ho niente di quello che avrei desiderato per me un anno fa, o anche meno, eppure oggi sono felice. Strana la vita.

martedì 13 marzo 2012

No news good news?

Dopo giorni di primavera anticipata, al mio riveglio il cielo era grigio. E il mio umore anche. 
Si è fatto vivo (dopo più di un mese), l'australiano bello e giovane. E poi è sparito di nuovo. Allora questa volta mi sono incazzata. Perchè non mi faccio mica prendere per i fondelli da uno che ha appena superato la teenageritudine. Poi ho scoperto che ha una ragazza bella bionda e magra. E allora ti odio. Mavabbè.
Nel frattempo una sera, in un locale in cui non avrei dovuto andare visto che alle 8 del mattino la sveglia sarebbe suonata, ho incontrato un tipo dell'East London. A parte questo, non so niente di lui. So solo che mi ha consumata con gli occhi dal momento in cui mi sono avvicinata alla consolle. Ha provato ad avvicinarsi, mi ha detto qualcosa che non ho capito, l'ho ignorato. Poi me lo sono trovata di fianco, mentre ballavo. E così, come se fosse la cosa più naturale del mondo, mi ha preso la mano. Mi sono voltata, mi ha guardata negli occhi per almeno 20 secondi, e poi mi ha baciata. Per almeno un'ora. Poi è arrivata la classica proposta della "one-night-stand". Al mio "no grazie", mi ha chiesto il numero ed è sparito anche lui. 
Quello che mi chiedo è se ci sia una qualche possibilità di riuscire a vedere per una seconda volta qualcuno, anche solo per conoscere qualcuno. 
Nel frattempo ho verificato il mio estratto conto, e mi sono resa conto che da quando mi sono trasferita ho speso una cifra allucinante in concerti e festival. E il grosso deve ancora venire. L'estate si avvicina, e l'elenco di eventi è pressochè infinito. 
Lo studio procede a rilento, ma comunque cerco di fare il possibile. Nel weekend è previsto l'arrivo della mia migliore amica, che prende un aereo da sola per la prima volta, nonostante le abbia scritto un manuale di istruzioni, mi domando se riuscirà ad arrivare a destinazione. 
L'unico desiderio che ho in questo momento è di riuscire a scrollarmi di dosso questo senso di apatia da 2012 noioso e ripetitivo, per essere al massimo della forma con lei.
Poi spiegatemi cosa cavolo vuole la gente, come si permette di reintrodursi nelle vite altrui nel momento in cui erano già stati accantonati, per poi andarsene di nuovo a proprio piacimento. Ovviamente mi sono riservata il diritto di dirgli chiaramente che non è più il benvenuto, forse ho sbagliato, forse no, ma mi è sembrato liberatorio e doveroso. E quello che è giusto per me, è giusto e basta.

martedì 24 gennaio 2012

Sono fregata

L'ho pensato alle 4.40 di lunedì mattina, durante una notte semi-insonne, guardando il mio baby accanto a me, nel mio letto, bello e addormentato, con i suoi capelli castano chiari sporchi di una settimana, la linea perfetta del naso e la sua bocca carnosa socchiusa, le sue gambe avvinghiate alle mie, la mano intrecciata alla mia. Ho provato pace. Ho pensato che era tanto tempo che non mi svegliavo nel cuore della notte sorridendo nell'osservare un uomo nella mia stanza piccola, bianca e sovra-riscaldata. E ho pensato che mi sarebbe piaciuto far durare quel momento di pace assoluta molto a lungo.
Poi la sveglia ci ha catapultati troppo presto e in modo violento nel mondo reale. E nel mondo reale lui si è alzato per scappare al lavoro, mi ha salutato con un bacio con l'espressione assonnata che lo rendeva ancora più terribilmente sexy e ancora più baby.
Poi niente. Tutto finito lì.
Ma ballare con lui, parlare con lui, abbracciare lui, baciare lui, mi fa sorridere, mi fa sentire la pace.
So che è solo per un po', so che poi sparirà per chissà quanto, come sempre, forse per sempre.
Dico sempre che la cosa importante è averne la consapevolezza. Poi della consapevolezza non me ne faccio mai niente. Ma spero di essere più brava stavolta.

Nel frattempo il mio migliore amico non si è fatto vivo, e lo detesto per questo. Ma io al mare a Brighton ci andrò lo stesso, solo che mi accompagnerà il brother.

Ho sostenuto 3 colloqui la scorsa settimana. Al momento non ho ricevuto nessuna risposta e così continuo a lavorare nello stesso negozio fuffa dove si sono accorti che sono bravina con il computer e ora mi aspettano tanti compiti da fare di fronte al pc. Alè.

Ho prenotato un volo per Milano. Che quella è comunque la mia città, e nel malaugurato caso dovessi incontrare l'ultima persona che vorrei incontrare al mondo, sarà bene che il diretto interessato prepari una pala per scavarsi una buca, tuffarcisi dentro e ricoprirsi ben bene.

Un'amica si è trasferita a Londra e sabato siamo uscite a cena e ho bevuto un vino schifoso ma la necessità di alcool era a dei livelli epici per cui ne ho bevuti 20 bicchieri e il giorno dopo mi sono svegliata alle 2 del pomeriggio.

Per il resto, tutto procede come sempre.
Vi lascio una canzone, raccomandata dal baby, che la musica l'adora proprio come io adoro lui (si fa per dire).


lunedì 16 gennaio 2012

banalità domenicali

Stasera avrei voglia del mio baby.
Mi ha mandato un sms venerdì. E io non gli ho mai risposto.

Ho litigato con il mio migliore amico. Non ci parliamo più e probabilmente sarò costretta a disdire la prenotazione per un weekend a Brighton insieme.

E nonostante tutto non sento niente. Sono ibernata probabilmente, e pensare che la temperatura londinese non scende sotto i tre gradi.

Ho passato una domenica in compagnia di me stessa, regalandomi una nuova borsa e un piatto di noodles thai in mezzo a migliaia di persone. Ho incontrato per caso anche qualcuno che conoscevo, accompagnato da qualcun'altro piuttosto antipatico. 

Stiamo organizzando un party ad alto tasso alcolico qui a casa, e spero che non vada a finire come l'ultima volta, quando mi sono bevuta anche il Tamigi, ho baciato uno sconosciuto e mi sono addormentata su una poltrona in mezzo alla sala (ma non se n'è accorto nessuno).

La verità è che non ho molto da dire. 
Meglio andare a dormire. 

[notte baby ovunque tu sia]
Notte a tutti.

martedì 10 gennaio 2012

Modalità off

Il 2012, diciamolo pure, al momento mi fa abbastanza schifo.
Il peso della crisi economica dilaga in tutta l'Europa, c'è questa immensa nuvola nera che non fa presagire nulla di buono. Soprattutto quando mi collego su skype con l'Italia e le notizie non sono certo confortanti.
Il mio era un piccolo paese borghese, piuttosto snob e benestante. Uno di quei paesini in cui le madri di famiglia (compresa la mia), riprendono i figli da scuola con il suv, dove ogni casa (di proprietà) è circondata da un grande giardino e le terrazze si affacciano sulle colline toscane. Uno di quei classici posti dimenticati dal mondo in cui jeans e giacconi devono essere marchiati con il brand del momento altrimenti non sei nessuno.
Ho sempre criticato questo stile di vita esibizionista e farlocco, anche se sono riuscita a depurarmene con fatica e dopo tanti anni di lontananza.
Eppure ora mi fa tristezza pensare come tutto sia cambiato. Il mio paese viveva ed era ricco grazie alla produzione di mobili, un settore che adesso è praticamente morto. Chi decideva di abbandonare gli studi automaticamente diventava falegname o tappezziere. 
Oggi le cose sono un po' diverse. 
Le grandi aziende storiche, quelle in cui ha iniziato a lavorare la generazione degli oggi 60enni, hanno chiuso i battenti definitivamente, seguite ad effetto domino dalle ditte più piccole, scalzate dall'egemonia imperante di Ikea, Mondocasa e varie ed eventuali. Con una conseguente perdita del lavoro senza precedenti nella mia cittadina.
Le conseguenze si vedono nella tristezza dei negozi vuoti, costretti a rinunciare ai capi più belli e costosi per scegliere qualcosa di più economico, che tuttavia rimane invenduto nonostante i saldi anticipati. Si leggono nei bar vuoti, dove prima si sprecavano ricchi e abbondanti aperitivi. Si percepisce nella decadenza fatiscente di alcune strutture abbandonate, che furono un tempo vetrine delle mostre di mobili di design e fabbricati su misura.
Nuove popolazioni crescono e si arricchiscono. Ed ecco le nuove generazioni di cinesi che entrano nel mio negozio preferito da sempre, uscendone con mille euro di capi firmati in saccoccia. Almeno qualcuno fa girare l'economia.
Nel frattempo l'unico ristorante che si affolla è quello della Caritas, che oltre agli stranieri indigenti, ospita e supporta sempre più spesso famiglie italiane che hanno perso il lavoro, costrette a superare l'imbarazzo di chiedere un pacco con i beni di prima necessità all'interno.
Sono rientrata al paese per Natale e ho visto almeno 4 negozi che hanno chiuso nel giro di tre mesi.
Che dire, non lo so. Mi dispiace.
So di persone in gravi difficoltà, penso che potrei ritrovarmici anch'io.
In questi giorni sono triste, lo so.
Non voglio immalinconire i miei lettori, ma non riesco ad uscire da questo stato d'animo.
I colloqui degli ultimi giorni non hanno dato nessun risultato, al momento.
Il baby è scomparso. 
Ho scaricato il banker.
Insomma, punto e daccapo. E per qualche strano motivo mi manca l'Italia.
Avrei voluto che fosse andato tutto diversamente.
Invece è così. E allora per alleggerirmi l'anima stasera mi vestirò un po' all'inglese, mi attaccherò anche le sopracciglia finte se ce la faccio e poi vado al loro concerto


sabato 7 gennaio 2012

Cinismi

Il mio ultimo sogno d'amore si è infranto in una notte di luglio dell'anno appena passato.
I ricordi sono ancora tutti lì in fila, nitidi e profumati. 
Sanno dell'odore della sua pelle, dell'afa mista allo smog di Milano durante i mesi estivi, di un sushi consumato insieme, di fumo e menta, di uno spritz per rinfrescarsi all'ora dell'aperitivo.
Sanno dell'odore della mia borsa nuova, del bagnoschiuma da viaggio che ho lasciato da lui, di lenzuola stropicciate, della mia valigia messa nella stanza armadio della sua casa.
 
L'amore infinito che ho provato è direttamente proporzionale al disprezzo che provo ora. 

Questa è stata l'ultima chance che ho voluto dare a un uomo di entrare nella mia vita pronunciando la parola amore. L'amore per me non esiste più. L'ho lasciato per strada e non mi appartiene più. Proprio come per la segretaria 70enne di cui avevo scritto chissà ormai quanti post fa.

L'amore non lo voglio più. Perchè per qualche strana combinazione, per me esiste amore solo dove c'è dolore. Allora no grazie. Ci ho lavorato tanto sopra, ho lavorato su me stessa e mi ha fatto male. Ho capito da dove scattano certi meccanismi ma non riesco a frenarli. 
Piango ancora di fronte alle commedie americane da happy end, è come salutare da lontano qualcosa che non mi apparterrà mai più.

Ho 32 anni e devo iniziare a parlare come mia madre, che mi piaccia o no. "Devi sistemarti, vuoi rimanere sola, e cosa farai quando sarai vecchia?". 
Calcolato? Probabile, ma ha ragione lei, come sempre.
Io me ne sono sempre fregata, ho sempre risposto che a me la vita piaceva viverla giorno per giorno, senza troppi progetti..cosa progettiamo a fare? 
Ho addirittura pensato a soluzioni come la banca del seme, se proprio fossi stata preda della disperazione.
Però ora è diverso. Non ho più niente da perdere, perchè ho già perso tutto quello che per me era importante.
Asciugate le lacrime, diamoci da fare.
E' l'ora di concretizzare, di pensare al mio futuro, di decidere cosa voglio fare da grande.

Dico addio con enorme fatica al mio baby troppo bello troppo giovane e troppo inaffidabile per potermelo ancora permettere.

Invece domani, dopo il brunch con gli amici, incontrerò il banker. Uno di quelli uomini di cui non mi innamorerò mai. Uno di quelli, ho il vago sentore, molto scalpitanti sul lavoro. Uomo in carriera, stipendio da capogiro, 35anni, viaggi in tutto il mondo, in odore di famiglia (pare), molto entusiasta per cose che in me al massimo potrebbero suscitare uno sbadiglio. Uno che chiama "date" il nostro incontro. Uno di quelli, direbbe mia mamma, "da sposare".

So che vi sembrerà brutto e cinico, ma giuro che non lo faccio per avidità. Sono già benestante di mio, non ho bisogno di nessuno. Ma se devo rinunciare alla cosa più preziosa e magica della vita, allora voglio tutto il resto. 
Ho sempre fatto di testa mia. E ho sempre sbagliato. Ho sempre messo avanti il cuore alla ragione. E mi sono fatta male da morire. 
Proviamo ad invertire la rotta, magari non è così male come potrebbe sembrare..vi saprò dire.

martedì 3 gennaio 2012

Aggiornamenti (quasi) in diretta

1. Il mio boss non mi fa rientrare (ancora) allo schifo di lavoro perchè deve farmi pagare il fatto di essere rientrata in vacanza (no lavoro, no money, tanto per essere precisi)

2. Io ne approfitto per mandare CV. Sono già stata silurata da un paio di posizioni. Per altre sono fissati dei colloqui. Il lavoro della mia vita, mi hanno scritto oggi, se l'è preso qualcun altro con più esperienza, dopo ardua decisione perchè ero un'ottima candidata. Damn.

3. Il tipo australiano si è fatto vivo. Diverse volte. Adesso siamo amici su feisbuk. E ho scoperto che ha 8 anni meno di me. Ma ce la faccio? Comunque è troppo bello e troppo gentile per lasciarselo scappare. E quindi mi terrò il mio baby.

4. Ho conosciuto un banker della City. Quelli che detesto, nonostante ne abbia uno in famiglia, per ideologia e perchè la specie la conosco bene. Ci sono già passata con il merda, chi mi segue da un po' lo sa. La bramosia di soldi e potere vince su tutto. Ha uno stipendio annuo pari al mio splittato su 15.
Sembra gentile e carino, ama parlare (capisco il 30% di quello che dice), vuole portarmi a cena in uno dei posti più chic di Londra e già questo mi mette ansia. Preferisco di gran lunga 2 pinte di birra al pub con il baby, come per il nostro primo appuntamento.

5. C'è una bufera malvagia oggi. Un mix di vento, grandine, pioggia, nuvolame vario. Ma io un po' di sole ce l'ho dentro.

6. Sento un po' di ansia. Per il lavoro, per il futuro, perchè non voglio innamorarmi di nessuno. Sto bene da sola. Ma cerco di rimanere calma (con risultati piuttosto pessimi) e positiva (questo mi viene meglio).

Il 2012 sembra già un anno impegnativo.