Quando l'ho incontrato la prima volta, Rhodri J non si lavava i capelli da sei mesi. Si era convinto che ogni sostanza chimica contenuta in shampoo e affiliati fosse nociva per la sua cute e da allora ha pensato bene di detergere il cuoio capelluto solo con acqua e sale. Che se fosse stato italiano gli avrei cantato Mina e Celentano, ma lui è gallese e non avrebbe avuto alcun senso.
La differenza anagrafica tra di noi era così ampia da risultare ridicola. Ridicolo era poter pensare a qualcosa di più serio di qualche drinks insieme al pub della zona.
Rhodri J era un tipo che parlava poco. Se ne stava lì seduto infreddolito di fronte alla sua pinta di Amstel cercando di riscaldarsi alla meno peggio con il funghetto elettronico, aspettando che qualcuno premesse il pulsante per farlo ripartire ogni volta che si spegneva. Tutto quello che ha detto la prima volta che ci siamo incontrati era più o meno "sono un tipo molto tollerante, prendo le cose alla leggera, non mi faccio tanti problemi". E sembrava molto onesto quando lo ammetteva. Per il resto del tempo rimaneva in ascolto, senza interrompere, intervenendo nelle pause del mio stupido monologo con affermazioni mai banali, mai fuori dal contesto.
Mi chiede se la differenza d'età sia un problema. Gli rispondo di no (non abbiamo nessun progetto comunque io e te, scordatelo sbarbatello).
Rhodri J era un tipo da scoprire. Uno di quelli che non si aprono subito, che si rivelano gradualmente, che non hanno la necessità ammorbante di sbatterti in faccia la loro esuberante personalità. Preferiva ascoltare, ma lo faceva con quello sguardo intelligente e curioso, affermando di tanto in tanto il proprio punto di vista in maniera educata ma assertiva.
Rhodri J non amava i posti troppo affollati, troppo rumorosi, troppo surriscaldati. Mi chiedevo -e gli chiedevo- come potesse sopravvivere a Londra, ma lui non rispondeva e mi trascinava via da quel ristorante chiassoso, da quel pub costipato di avventori su di giri, da quel locale che lui considerava troppo impostato.
Mi portava a vedere installazioni di arte contemporanea, a concerti di nicchia, mi mandava messaggi nei lunedì sera che mi scaldavano l'anima, mi raccontava dei mesi passati a Bali in cui aveva vissuto esperienze surreali, mi chiedeva se avessi pillole per dormire perchè le aveva lasciate a casa, e lui da quando si era trasferito a Londra non riusciva più a farne a meno.
Rhodri J mi chiedeva sempre, e dico sempre, se avessi avuto una buona giornata, se fossi entusiasta del nuovo lavoro e come mi trovassi con in nuovi colleghi. E non lo chiedeva per educazione, ma era uno dei pochi in questa città che, dopo aver chiesto "come stai" si fermava ad ascoltare la risposta con spontaneo interesse.
Rhodri J lavorava in un ambiente stimolante, creativo, ma non era contento, perchè voleva fare di più, aveva progetti, idee e ambizioni che erano troppo ampi e troppo vasti per l'ambiente -come lo definiva lui- asservito al mondo della pubblicità e del vendere ad ogni costo. Una mattina mi ha mostrato alcuni dei suoi lavori e in quel momento sono arrossita per il mio costante blaterare di cose superflue mentre lui ascoltava in silenzio. Mi sono chiesta perchè diavolo non me ne fossi rimasta zitta anch'io, perchè non gli avessi lasciato prima spazio per potersi esprimere. Volevo sapere tutto di Rhodri J, del suo mondo nascosto, di quello che celava dietro gli occhi blu, in quella testolina di capelli sporchi e arruffati, al di là di quell'espressione giovane e intelligente.
L'ultima volta che l'ho visto è stato dopo 2 settimane da un furibondo litigio in seguito alla scoperta, da parte mia, di non avere l'esclusiva nella sua vita.
Ci siamo "scontrati" per caso per strada, lui a terra dopo che un buttafuori lo aveva appena trascinato via da un pub perchè l'aveva trovato in cucina con i cuochi. Mi guarda con gli occhi sbarrati, non se l'aspettava e non me l'aspettavo. Si alza, inizia a seguirmi per strada barcollando mentre io fingo di ignorarlo. Alcuni amici pensano che sia un ubriaco che mi sta disturbando e si avvicinano per allontanarlo. Lasciatelo stare, lo conosco, non preoccupatevi, potete andare.
E Rhodri J, per l'ultima volta, viene a casa mia, dorme nel mio letto, si addormenta accanto a me. La mattina dopo, sono io a buttarlo fuori di casa, lui se ne rende conto, mi sorride e mi dice "E' stato incredibile incontrarti così per caso. Ne sono davvero molto felice. Voglio vederti ancora".
Rhodri J mi ha insegnato mole più cose di tanti idioti con 10 anni di più.
Ho sofferto per Rhodri J, forse me ne sono anche un po' innamorata, ma ne è comunque valsa la pena.
Rhodri J mi ha insegnato l'arte dell'ascolto, una delle doti più difficili e preziose, in un mondo di chiacchiericci costanti e parole banali buttate costantemente alle ortiche.
Spero davvero che ti sia lavato i capelli, nel frattempo.
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domenica 11 maggio 2014
giovedì 14 febbraio 2013
Amori
Si avvicina San Valentino e anche se lo passerò da sola come ogni benedetto anno voglio parlare di amore. Quello che mi manca. Quello che avrei bisogno di dare a qualcuno, altrimenti rischio di implodere.
Quest'anno però non voglio essere cinica, e per questo San Valentino dichiarerò (qui soltanto, sia ben chiaro), l'amore che nutro, a modo mio, un po' superficiale un po' idealizzato, per chi ha popolato la mia testa e i miei pensieri negli ultimi mesi.
PRIMO CLASSIFICATO - stazionario. Il baby australiano. Sul suo profilo fb ci sono foto di lui durante vari festival estivi. Con quei capelli giusti, la maglietta bianca, i jeans del chissenefrega, i rayban neri è l'uomo più cool che abbia mai portato nella mia stanza. Sa tutto di musica, ha girato tutta l'Europa, ha avuto mille amanti in questo emisfero, ma si ricorda di me. E' gentile, magro, sotto i rayban nasconde due occhi verdi made in Melbourne che mi hanno rubato cuore e ormoni. Tra poco scadrà il suo visto, e il baby torna nella patria aussie. Mi manca già.
SECONDO CLASSIFICATO- collega fidanzato. Fresco di ferie, torna che è più figo di prima. Finalmente ha deciso di togliersi quell'impietoso taglio di capelli e a quanto pare sembra aver fatto un salto in uno dei saloni più all'avanguardia di Londra. Quindi ora, oltre ad essere spropositatamente bello, ha anche un taglio da copertina e poi ha deciso di farsi crescere quella barbetta lì che indurisce i tratti angelici e risalta gli occhi blu cobalto. Certe visioni di prima mattina mi fanno rischiare la sindrome di Stendhal.
Adesso è diventato più restio a dare confidenza, ci sono rimasta male poi gli ho detto chiaro in faccia che se vuole una cosa da me (non "quella" cosa, ma un caffè, un bicchiere, dell'olio piccante), è bene che me lo chieda direttamente invece di farlo per interposta persona. Mi ha detto "sorry", mi ha sorriso e io sono morta.
TERZO CLASSIFICATO- new entry. Dj inglese. Sì, ma solo come secondo lavoro, di giorno ne ha uno serio. Nel senso che la mattina si alza e va in ufficio. (non come il musicista matto che è troppo artista per potersi svegliare prima delle 4 del pomeriggio). Mi fa ridere, mi parla un sacco dei suoi gatti, è atletico, alto, ha gli occhi azzurri e un ciuffo anni 80 inguardabile, uno stile molto british, parla uno slang incomprensibile ed è (ahia), appena uscito da una relazione. Siamo in fase di studio, non è successo niente di niente. Ci scriviamo tantissimo. Ha una follia fanciullesca e allegra. Si è sbilanciato appena appena ieri. Da verificare.
FUORI CLASSIFICA Perchè decisamente innarrivabile. Sam Riley. Il MIO uomo del momento. Nel caso non sapeste chi sia, googlate. Non ve ne pentirete.
Nel caso ve lo stiate chiedendo, sì, l'ormonite è acuta e si fa sentire, ma per il momento me la tengo perchè sono troppo fragile e impaurita da qualsiasi approccio con l'altro sesso. E' il "vorrei ma non posso" che regna sovrano.
Avrei da dire tante cose. Ma non vi tedierò oltre, per stasera.
Tanti Valentini per voi!
Quest'anno però non voglio essere cinica, e per questo San Valentino dichiarerò (qui soltanto, sia ben chiaro), l'amore che nutro, a modo mio, un po' superficiale un po' idealizzato, per chi ha popolato la mia testa e i miei pensieri negli ultimi mesi.
PRIMO CLASSIFICATO - stazionario. Il baby australiano. Sul suo profilo fb ci sono foto di lui durante vari festival estivi. Con quei capelli giusti, la maglietta bianca, i jeans del chissenefrega, i rayban neri è l'uomo più cool che abbia mai portato nella mia stanza. Sa tutto di musica, ha girato tutta l'Europa, ha avuto mille amanti in questo emisfero, ma si ricorda di me. E' gentile, magro, sotto i rayban nasconde due occhi verdi made in Melbourne che mi hanno rubato cuore e ormoni. Tra poco scadrà il suo visto, e il baby torna nella patria aussie. Mi manca già.
SECONDO CLASSIFICATO- collega fidanzato. Fresco di ferie, torna che è più figo di prima. Finalmente ha deciso di togliersi quell'impietoso taglio di capelli e a quanto pare sembra aver fatto un salto in uno dei saloni più all'avanguardia di Londra. Quindi ora, oltre ad essere spropositatamente bello, ha anche un taglio da copertina e poi ha deciso di farsi crescere quella barbetta lì che indurisce i tratti angelici e risalta gli occhi blu cobalto. Certe visioni di prima mattina mi fanno rischiare la sindrome di Stendhal.
Adesso è diventato più restio a dare confidenza, ci sono rimasta male poi gli ho detto chiaro in faccia che se vuole una cosa da me (non "quella" cosa, ma un caffè, un bicchiere, dell'olio piccante), è bene che me lo chieda direttamente invece di farlo per interposta persona. Mi ha detto "sorry", mi ha sorriso e io sono morta.
TERZO CLASSIFICATO- new entry. Dj inglese. Sì, ma solo come secondo lavoro, di giorno ne ha uno serio. Nel senso che la mattina si alza e va in ufficio. (non come il musicista matto che è troppo artista per potersi svegliare prima delle 4 del pomeriggio). Mi fa ridere, mi parla un sacco dei suoi gatti, è atletico, alto, ha gli occhi azzurri e un ciuffo anni 80 inguardabile, uno stile molto british, parla uno slang incomprensibile ed è (ahia), appena uscito da una relazione. Siamo in fase di studio, non è successo niente di niente. Ci scriviamo tantissimo. Ha una follia fanciullesca e allegra. Si è sbilanciato appena appena ieri. Da verificare.
FUORI CLASSIFICA Perchè decisamente innarrivabile. Sam Riley. Il MIO uomo del momento. Nel caso non sapeste chi sia, googlate. Non ve ne pentirete.
Nel caso ve lo stiate chiedendo, sì, l'ormonite è acuta e si fa sentire, ma per il momento me la tengo perchè sono troppo fragile e impaurita da qualsiasi approccio con l'altro sesso. E' il "vorrei ma non posso" che regna sovrano.
Avrei da dire tante cose. Ma non vi tedierò oltre, per stasera.
Tanti Valentini per voi!
giovedì 13 dicembre 2012
Nobody's wife
Scriverò uno dei soliti post lamentosi e paranoici. Ma questo è il mood degli ultimi giorni, nonchè la diretta conseguenza del mio continuo fare cazzate nonostante tutto.
La mia ultima geniale trovata è talmente banale da essere nauseante.
Sono andata a letto con il mio collega, di cui mi sono "innamorata" nei 2 secondi successivi al nostro primo incontro.
Lui è bellissimo. Occhi azzurri e profondi, labbra carnose, sorriso splendido, biondino, alto e asciutto, muscoli definiti al punto giusto.
Party del lavoro, una ciucca clamorosa, finita in camera mia con una notte che non posso che definire WOW. E fin qui tutto bene.
Solo che poi io il peso di certe cose non so reggerlo. E' fidanzato e lo sapevo, e ora ben mi sta se l'ansia abbandonica mi assale ogni volta che parla al telefono con la sua lei, o ogni volta che si avvicina e flirta con me e mi sorride con quel sorriso che ti può fare solo colui con cui hai condiviso qualcosa di molto intimo. Ma che me ne faccio io? Nulla, perchè alla fine alle 6 del mattino è da lei che è tornato, a me ha lasciato solo un livido sull'avambraccio, a giudicarne la forma dovrebbe essere un morso.
Comunque non è tanto di questo che volevo scrivere. Come se non lo sapessi che le cazzate sul lavoro non si fanno.
Ormai però è andata, e cercherò di conviverci fino al mio prossimo lavoro.
Da qui è però partita una riflessione sui miei soliti disastri sentimentali e sul fatto che quest'anno un nutrito schieramento di uomini è entrato e uscito dalla mia vita un po' a piacer proprio, come se la mia opinione al riguardo non contasse nulla. Al di là di quest'ultima situazione, che prevedeva una partita già persa in partenza, penso al musicista, al milanese, al baby.
Sono stata assalita da questa frustrante sensazione di essere sempre quella con cui gli uomini giocano, si divertono, bevono, ballano, fanno pazzie. Ma alla fine rimango sempre da sola.
E in certi giorni come questo, con la febbre alta e la tosse, non c'è nessuno che si prenda cura di me.
E va bene il mio spirito indipendente e anche l'individualismo e la capacità di farcela da sola, ma così non troverò mai niente che non vada oltre al sesso post-sbronza.
Ci ho riflettuto con il migliore amico e lui dice che un po' (un bel po') è colpa del mio atteggiamento, che sembra essere quello di una menefreghista spavalda (che non sono) che non ha voglia di impegnarsi. Il resto lo fa la capacità di scegliere tipi tremendamente sbagliati.
Eppure non capisco dove si trovi il bandolo della matassa.
Perchè in parte sono quella che si vede, quella che con un uomo/compagno/fidanzato ha bisogno di divertirsi come farei con un amico; quella che sa essere anche intraprendente e prendere l'iniziativa; quella che non ha inibizioni e che se ha voglia di fare una cosa la fa.Non posso far finta di essere diversa, perchè non lo sono.
Ma non sono solo questo. E tuttavia non capisco perchè la mia parte più sensibile rimanga sempre nascosta. Nessuno che la comprenda, nessuno che vada oltre la facciata. La colpa è mia, dovrei riuscire a far emergere una parte sommersa che fa fatica a venire a galla, e che rimane completamente affondata negli incontri con gli uomini.
Il mio amico dice che devo cambiare "attitude". Non so bene in che modo, cosa devo fare per risolvere questa situazione, ma so che devo farlo, lo devo a me stessa. La sera che ho fatto la scenata di gelosia al merda lui è rimasto sconvolto dal fatto che fossi interessata a lui, perchè per quanto aveva capito, a me di lui non importava niente. Nella telefonata successiva mi disse che probabilmente avrei dovuto imparare a mostrare le mie emozioni.
Aveva ragione. Hanno tutti ragione. Se qualcuno sa come si fa, si accettano consigli.
Sono stanca di essere sempre l'amica di una notte, la trombamica, l'altra e via discorrendo.
Ho bisogno di abbracci solo miei, di qualcuno che sia mio per un periodo più lungo di un rapporto fugace, di qualcuno che non sfugga dalla mia stanza alle prime luci dell'alba.
Mi sono divertita tanto, forse è arrivato il momento di cambiare. Anche se pensarmi "fidanzata" equivale a pensarmi come "vincitrice del superenalotto".
E' dall'anno in cui è uscita questa canzone, che mi sono sempre sentita così:
giovedì 16 febbraio 2012
Thank god I love me
Non piangevo da mesi. Ho fracassato le palle a tutti qui dentro con questa storia della "Total eclipse of the heart", io che non provo più emozioni, che non so più stare nè bene nè male, che sopravvivo e vado avanti per me stessa e il resto non conta niente.
E ci sono riuscita. Come Volevasi Dimostrare il baby è sparito, mi ha scritto un sms dicendomi che non sarebbe potuto venire al mio party e poi addio. Non ho provato nulla. Dolore, dispiacere, rabbia, gelosia, rimpianti, rimorsi. Nulla. Ho preso atto e sono uscita, come sempre sono andata ad ascoltare una band, ho conosciuto qualcun altro e gli ho lasciato il numero di telefono, ma che chiami o meno non fa alcuna differenza.
Poi ieri è arrivato quello stupido di un San Valentino. E ho visto uomini, giovani e meno giovani, comprare biglietti e fiori e allora ho rivissuto un'emozione lontana che avevo cacciato in un angolo remoto, come si fa con un maglione di lana logoro, che finisce dimenticato in un vecchio armadio.
Poi però arriva il gelo e ti ricordi di quanto era piacevole il calore che quel maglione ti regalava ai tempi, quando era ancora bello e morbido.
E' la sensazione di un abbraccio conosciuto e familiare, di una mano tra i capelli, di una frase sussurrata all'orecchio, di complicità costruita nel tempo, di essere cuore a cuore senza strati intermedi. E' una sensazione persa per sempre, in un passato diverso.
Vorrei tirare una riga sulla mia vita. Qui finisce una fase.
Oggi sono diversa.
Mi sento più forte. Il dolore mi ha irrobustita, e ne sono felice, perchè significa che sono finiti i tempi delle batoste nei denti, che so badare a me stessa, che posso finalmente fidarmi di me.
Allo stesso tempo ho perso la capacità di darmi a qualcuno, troppo gelosa del mio regno solitario, non permetto a nessuno di metterci piede. Ho perso la capacità di illudermi, ma anche quella di sognare.
Quello che rimane è la vita. Tangibile, reale, vera.
Grazie al cielo nella vita c'è musica. Almeno nella mia, tantissima.
lunedì 9 gennaio 2012
Ahia
Ho appena finito di guardare "500 Days of Summer".
Ovvero l'amore non corrisposto.
Ma quanto fanno male le verità sbattute sotto gli occhi in modo così asciutto e drammaticamente reale.
Mentre ero presissima dalla visione (e dai sottotitoli in inglese), mi arriva un messaggio del banker che, dopo l'appuntamento di oggi, mi scrive che è stato molto bello vedermi e che sarebbe felice di incontrarmi ancora.
Sulla carta l'uomo perfetto. Oddio, ci sarebbe da revisionare l'abbigliamento, ma qua tanto non ci fa caso nessuno.
Però. Non c'è quella cosa "lì".
Potrei far finta di niente, ma non voglio. Non mi va di forzarmi a fare qualcosa che non voglio. E non mi va di prendere in giro nessuno. Tantomeno una persona che è stata carina con me e che mi ha regalato 3 ore di lezione di inglesissimo accento dell'Essex.
Pensavo a quante volte mi sono messa lì a chiedermi cosa non andasse in me, perchè non si è innamorato di me, cosa mi manca, cos'ha un'altra che io non ho.
La risposta è solo una: niente.
L'amore è così, che ci piaccia o no, ma fa quello che vuole lui.
E non è sempre divertente.
sabato 7 gennaio 2012
Cinismi
Il mio ultimo sogno d'amore si è infranto in una notte di luglio dell'anno appena passato.
I ricordi sono ancora tutti lì in fila, nitidi e profumati.
Sanno dell'odore della sua pelle, dell'afa mista allo smog di Milano durante i mesi estivi, di un sushi consumato insieme, di fumo e menta, di uno spritz per rinfrescarsi all'ora dell'aperitivo.
Sanno dell'odore della mia borsa nuova, del bagnoschiuma da viaggio che ho lasciato da lui, di lenzuola stropicciate, della mia valigia messa nella stanza armadio della sua casa.
L'amore infinito che ho provato è direttamente proporzionale al disprezzo che provo ora.
Questa è stata l'ultima chance che ho voluto dare a un uomo di entrare nella mia vita pronunciando la parola amore. L'amore per me non esiste più. L'ho lasciato per strada e non mi appartiene più. Proprio come per la segretaria 70enne di cui avevo scritto chissà ormai quanti post fa.
L'amore non lo voglio più. Perchè per qualche strana combinazione, per me esiste amore solo dove c'è dolore. Allora no grazie. Ci ho lavorato tanto sopra, ho lavorato su me stessa e mi ha fatto male. Ho capito da dove scattano certi meccanismi ma non riesco a frenarli.
Piango ancora di fronte alle commedie americane da happy end, è come salutare da lontano qualcosa che non mi apparterrà mai più.
Ho 32 anni e devo iniziare a parlare come mia madre, che mi piaccia o no. "Devi sistemarti, vuoi rimanere sola, e cosa farai quando sarai vecchia?".
Calcolato? Probabile, ma ha ragione lei, come sempre.
Io me ne sono sempre fregata, ho sempre risposto che a me la vita piaceva viverla giorno per giorno, senza troppi progetti..cosa progettiamo a fare?
Ho addirittura pensato a soluzioni come la banca del seme, se proprio fossi stata preda della disperazione.
Però ora è diverso. Non ho più niente da perdere, perchè ho già perso tutto quello che per me era importante.
Asciugate le lacrime, diamoci da fare.
E' l'ora di concretizzare, di pensare al mio futuro, di decidere cosa voglio fare da grande.
Dico addio con enorme fatica al mio baby troppo bello troppo giovane e troppo inaffidabile per potermelo ancora permettere.
Invece domani, dopo il brunch con gli amici, incontrerò il banker. Uno di quelli uomini di cui non mi innamorerò mai. Uno di quelli, ho il vago sentore, molto scalpitanti sul lavoro. Uomo in carriera, stipendio da capogiro, 35anni, viaggi in tutto il mondo, in odore di famiglia (pare), molto entusiasta per cose che in me al massimo potrebbero suscitare uno sbadiglio. Uno che chiama "date" il nostro incontro. Uno di quelli, direbbe mia mamma, "da sposare".
So che vi sembrerà brutto e cinico, ma giuro che non lo faccio per avidità. Sono già benestante di mio, non ho bisogno di nessuno. Ma se devo rinunciare alla cosa più preziosa e magica della vita, allora voglio tutto il resto.
Ho sempre fatto di testa mia. E ho sempre sbagliato. Ho sempre messo avanti il cuore alla ragione. E mi sono fatta male da morire.
Proviamo ad invertire la rotta, magari non è così male come potrebbe sembrare..vi saprò dire.
venerdì 15 luglio 2011
Toy BoyZ
R, uno dei miei migliori amici, mi suggerisce di non pensarci neanche, di lasciare assolutamente perdere che ora gli uomini devo soltanto tenerli alla larga perchè rischio di finire dalla padella alla brace. Sì, ma così non mi diverto. Eh, amen - dice lui - rischi troppo.
A sorpresa, mia mamma mi ripete più o meno gli stessi concetti: sei troppo fragile, non sai gestire nemmeno te stessa in questo momento, figuriamoci un'altra persona. Rischi di attaccarti troppo a qualcuno che potrebbe farti soffrire, o viceversa. Lascia perdere.
L'amico G. mi suggerisce di scegliere solo innocui "toy boys", quelli che non esercitano nessun fascino mentale su di me. La Best Friend concorda. Dice che se riesco a prenderle come divagazioni senza aspettarmi niente può andare. Ma solo in quel caso. R. ribadisce che tanto io non ci riesco, e alla fine soffro.
Docciata e pronta per indossare uno dei miei abiti migliori, con gli sms dei miei due Toy Boys preferiti che facevano bella mostra di sè sul display del solito i-phone, dopo tutte queste disquisizioni, ho deciso di smollare tutto e tutti e di darmi alla pazza gioia, in camera mia, con un bel cult movie e, a seguire, 11 (UNDICI!!!!) ore di sonno filate.
I due toy boys hanno lo stesso nome. Cosa che facilita il tutto, evitandomi di dover fare uno sforzo nel chiamare l'uno o l'altro.
Uno è il solito Peter Pan. Ieri mi scrive. Voleva sapere se mi avrebbe trovata in piazza la sera.
L'altro è Mr. Figo, un retaggio del passato che mi è capitato di incontrare recentemente dopo molto tempo. Più invecchia e più diventa bello. Ma bello bello bello. Con gli occhi verdi, i capelli scuri (e tanti!) un fisico statuario. 38 anni che sembrano almeno 6 in meno. Simpatico, intellettualmente assolutamente non appetibile. Il toy boy perfetto. Ci siamo mandati sms fino alle 2 stanotte. Però ho un problema. Senza attrazione mentale, non riesco più a provare quella fisica. E questo gran pezzo di uomo rimane solo una bella statua marmorea che non mi ispira nulla.
Le mie amiche mi dicono che sono pazza. Uno così che mi cerca come un disperato e io che lo rifiuto con nonchalance.
La verità è che se c'è qualcuno che mi piace davvero quello è Peter.
Ma il piccolino è pericoloso per me. Perchè rischio di commettere gli stessi errori. Perchè quello che ha combinato un paio di mesi fa me lo ricordo molto bene. Perchè resta comunque vago, appare e scompare. Io non ne faccio una malattia, non mi importa, ma non voglio che diventi una fissazione.
Mi sa che me ne starò da sola per un po'. Tra due settimane vado in vacanza, la serotonina avrà già iniziato a fare il suo effetto, forse riuscirà anche ad abbassare i livelli di libido, come suggerisce distrattamente il bugiardino, e il problema sarà risolto.
Aeroplano portami vai....
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