Cose confuse, uomini a caso, lavoro chissenefrega, ciucche tristi passate sulle scale di qualche pub a disperarmi per cose che sono nuove ma che alla fine sono sempre le stesse.
Poca musica, meno del solito.
Molto lui. Il collega fidanzato. Che grazieaddio questa settimana è in vacanza, almeno non devo farci i conti tutti i giorni. E' di un bello disarmante. Continua ad essere gentile con me, flirta ma non tocca.
Lo odio. Perchè mi sale l'ansia abbandonica praticamente ogni giorno dal lunedì al venerdì. Così ho smesso anche di salutarlo. Ma lui niente, continua ad essere gentile. Maledetto te, i tuoi occhi azzuri, il bicipite che fa capolino dalla camicia, il sorriso stupendo, la barbetta accennata.
Poi ci sono gli amici che anche se sono presenti fisicamente non lo sono mentalmente. E qualcuno non è presente in nessuno dei due sensi. Io ho degli amici stupendi, ma in questo momento sono tutti assorbiti dalle loro vite (incasinate, per lo più), e chiedono-chiedono-chiedono, a me che non ho niente da dare, ma che avrei bisogno di ricevere e non ricevo perchè probabilmente ora nemmeno loro hanno niente da dare.
Mi sono trovata a fare cose fighissime e altre sfigatissime nel corso della stessa sera.
Tipo andare ad un party molto selezionato ed esclusivo e tornare a casa e aspettare il malefico musicista per un'ora a casa (di notte). E lui non si è nemmeno presentato.
Poi ho fatto anche altre cose, ma ho un po' di remore a raccontarle.
Magari tra un po'. Magari se l'ansia se ne andasse, se la smettessi di raccontare palle all'universo, se trovassi un lavoro decente, se fossi un'altra me, beh, ecco, allora forse starei meglio.
Scriverò uno dei soliti post lamentosi e paranoici. Ma questo è il mood degli ultimi giorni, nonchè la diretta conseguenza del mio continuo fare cazzate nonostante tutto.
La mia ultima geniale trovata è talmente banale da essere nauseante.
Sono andata a letto con il mio collega, di cui mi sono "innamorata" nei 2 secondi successivi al nostro primo incontro.
Lui è bellissimo. Occhi azzurri e profondi, labbra carnose, sorriso splendido, biondino, alto e asciutto, muscoli definiti al punto giusto.
Party del lavoro, una ciucca clamorosa, finita in camera mia con una notte che non posso che definire WOW. E fin qui tutto bene.
Solo che poi io il peso di certe cose non so reggerlo. E' fidanzato e lo sapevo, e ora ben mi sta se l'ansia abbandonica mi assale ogni volta che parla al telefono con la sua lei, o ogni volta che si avvicina e flirta con me e mi sorride con quel sorriso che ti può fare solo colui con cui hai condiviso qualcosa di molto intimo. Ma che me ne faccio io? Nulla, perchè alla fine alle 6 del mattino è da lei che è tornato, a me ha lasciato solo un livido sull'avambraccio, a giudicarne la forma dovrebbe essere un morso.
Comunque non è tanto di questo che volevo scrivere. Come se non lo sapessi che le cazzate sul lavoro non si fanno.
Ormai però è andata, e cercherò di conviverci fino al mio prossimo lavoro.
Da qui è però partita una riflessione sui miei soliti disastri sentimentali e sul fatto che quest'anno un nutrito schieramento di uomini è entrato e uscito dalla mia vita un po' a piacer proprio, come se la mia opinione al riguardo non contasse nulla. Al di là di quest'ultima situazione, che prevedeva una partita già persa in partenza, penso al musicista, al milanese, al baby.
Sono stata assalita da questa frustrante sensazione di essere sempre quella con cui gli uomini giocano, si divertono, bevono, ballano, fanno pazzie. Ma alla fine rimango sempre da sola.
E in certi giorni come questo, con la febbre alta e la tosse, non c'è nessuno che si prenda cura di me.
E va bene il mio spirito indipendente e anche l'individualismo e la capacità di farcela da sola, ma così non troverò mai niente che non vada oltre al sesso post-sbronza.
Ci ho riflettuto con il migliore amico e lui dice che un po' (un bel po') è colpa del mio atteggiamento, che sembra essere quello di una menefreghista spavalda (che non sono) che non ha voglia di impegnarsi. Il resto lo fa la capacità di scegliere tipi tremendamente sbagliati.
Eppure non capisco dove si trovi il bandolo della matassa.
Perchè in parte sono quella che si vede, quella che con un uomo/compagno/fidanzato ha bisogno di divertirsi come farei con un amico; quella che sa essere anche intraprendente e prendere l'iniziativa; quella che non ha inibizioni e che se ha voglia di fare una cosa la fa.Non posso far finta di essere diversa, perchè non lo sono.
Ma non sono solo questo. E tuttavia non capisco perchè la mia parte più sensibile rimanga sempre nascosta. Nessuno che la comprenda, nessuno che vada oltre la facciata. La colpa è mia, dovrei riuscire a far emergere una parte sommersa che fa fatica a venire a galla, e che rimane completamente affondata negli incontri con gli uomini.
Il mio amico dice che devo cambiare "attitude". Non so bene in che modo, cosa devo fare per risolvere questa situazione, ma so che devo farlo, lo devo a me stessa. La sera che ho fatto la scenata di gelosia al merda lui è rimasto sconvolto dal fatto che fossi interessata a lui, perchè per quanto aveva capito, a me di lui non importava niente. Nella telefonata successiva mi disse che probabilmente avrei dovuto imparare a mostrare le mie emozioni.
Aveva ragione. Hanno tutti ragione. Se qualcuno sa come si fa, si accettano consigli.
Sono stanca di essere sempre l'amica di una notte, la trombamica, l'altra e via discorrendo.
Ho bisogno di abbracci solo miei, di qualcuno che sia mio per un periodo più lungo di un rapporto fugace, di qualcuno che non sfugga dalla mia stanza alle prime luci dell'alba.
Mi sono divertita tanto, forse è arrivato il momento di cambiare. Anche se pensarmi "fidanzata" equivale a pensarmi come "vincitrice del superenalotto".
E' dall'anno in cui è uscita questa canzone, che mi sono sempre sentita così:
Oggi mi sono esplose le coronarie quando nel cafè in cui lavoro sono arrivati 4 modelli inglesi che più belli non si può. Ma io, da brava sfigata, ho dato il mio numero a un tipo italiano che ci sta provando da quando mi ha vista il primo giorno di lavoro e di cui (giuro!), non volevo sapere niente di niente, perchè non mi piaceva, perchè con gli italiani ho chiuso, perchè ho bisogno di migliorare l'inglese.
E invece ho scritto le 12 cifre nel foglio delle ordinazioni mentre lui mi guardava con aria assonnata perchè ieri notte è andato a dormire alle 6 (il che lascia poco spazio all'immaginazione).
Mah. A volte mi stupisco di me stessa, quando non so (ancora!) cosa voglio dalla vita. Mi chiedo quando la smetterò di uscire con uomini che mi vogliono chiaramente solo portare a letto per poi salutarmi il giorno dopo.
Il musicista, per esempio, ha dato sfogo ai suoi ormoni e poi è svanito nel nulla (con ben poco dispiacere da parte mia, per dire la verità). E invece è riapparso il baby australiano che venerdì torna da una vacanza all'estero e a questo punto non mi frega niente, faccio quello che mi sento e basta.
Non voglio lamentarmi. Perchè ora sono diventata brava ad autogestirmi, il che vuol dire che non sono più in grado di sentire niente di diverso da pura attrazione fisica per l'altro sesso.
Però mi piace da morire il modo in cui un uomo mi fa capire che mi vuole, cosa che non riesce molto bene agli inglesi (anche quelli bellissimi e ipercool).
Il mio amico mi suggerisce che la mia "ricaduta" nel mondo dell'italiota medio, un po' puttaniere un po' gentleman, fa parte del mio essere donna che vuole essere corteggiata. Può darsi. Ma che così sia. Tanto non mi innamoro più. E allora sono salva.
giovedì 23 giugno 2011
Raccontare è difficile. Perchè le parole fanno perdere un po' di quella magia vissuta, e la razionalità con cui sto passando al setaccio ogni secondo vissuto farebbe sembrare il weekend un'operazione chirurgica della massima precisione.
L'irrazionalità è stata la componente dominante, invece e, per fortuna, anche la spontaneità.
Scesa dal Frecciarossa delle 18, ho percorso il binario 14 della Stazione con il mio trolley carico di vestiti, lingerie e sogni. Un percorso che negli ultimi 4 anni ho solcato mille volte. Questa volta però, al limitare delle banchina, c'era LUI ad attendermi. Ci siamo visti e ci siamo baciati. Non c'era bisogno di altro. Mano nella mano ci siamo lasciati alle spalle la folla viaggiatrice e appena arrivati a casa ci siamo spogliati degli strati di tessuto e delle nostre ultime, flebili resistenze.
Il weekend ci ha visti avidi di parole e di baci reciproci, di cibi delicati e speciali, di condivisione di qualche cocktail con gli amici, quasi una dichiarazione ufficiale del nuovo stato di fatto.
L'intelligenza di quest'uomo, la sua perspicacia, la sua cultura enciclopedica, il suo vissuto ricco e denso mi affascinano e mi intimoriscono. Di fronte a lui sento uscire allo scoperto la bambina piccola e bisognosa d'attenzioni. Non ne sono felice, perchè so che LUI è in grado di avvertirne la presenza, so che riesce a solcare lo strato di apparente sicurezza e a scorgere i mille dubbi che mi pervadono. Mi sento nuda, mi sento "vista" oltre pelle, mi sento letta nell'anima. "Gli piacerò ancora, così vulnerabile, così insicura, così indifesa? O forse è altro quello che cerca?" Ho paura. Perchè lo desidero. Fisicamente e mentalmente. Quante volte mi è capitato qualcosa di così intenso nella vita? Poche, rarissime, preziosissime volte.
Lo sente il mio disagio? Lo sente che se già mi aspettavo di dover fronteggiare qualcosa di grande, non mi sarei mai aspettata nulla di così coinvolgente?
Sono io la più presa. Lo so, lo sento. E mi destabilizza, e allora cerco di nasconderlo, ma nel farlo non posso che apparire ancora più maldestra.
E' un uomo di difficile gestione. Non caratterialmente, perchè è espansivo, solare, divertente, affettuoso e generoso. Ma è abituato ad autogestirsi, ad avere tante donne senza però appartenere a nessuna, a bastare a se stesso.
So che è contento che io sia lì, glielo leggo negli occhi quando mi stringe per l'ultimo abbraccio, quando aspetta di scorgermi dal finestrino della carrozza che mi riporterà a casa, per inviarmi un ultimo bacio aereo. Ma quanto la contentezza dell'attimo perdurerà nei giorni di lontananza, alle distanze geografiche, ai progetti non condivisi e non vissuti insieme, agli incontri che subentreranno.
Il mio mantra è diventato "Stai tranquilla, tutto andrà come deve andare". Cerco di farlo, mi risulta difficile, sento di avere qualcosa di molto prezioso in mano, che però è anche molto delicato. Non sono sicura di saperlo gestire, mi sento ancora troppo piccola, troppo inesperta. Non so se anche lui vorrà metterlo al riparo dalle mille potenziali calamità che potrebbero distruggerlo.